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Angelo Maria Ripellino

da Lo splendido violino verde

78.


Quante cose scompaiono, Ripellino.
E quanto fracasso si fa nel nascondere
le posate in credenza dopo il festino.
Ricordi in Illiria l’allegra villa sperduta,
gli sgonfiotti turcheschi delle onde,
le passeggiate notturne sull’orlo del mare,
le lacrimucce delle candeline, l’arguta
Amaranta che non potrà più tornare?
L’acqua plasmava una guizzante famiglia
di manichini d’argento sotto i balconi.
Luccicavano i rami di canutiglia.
Eravamo splendenti e ben saldi bottoni
sulla buffa marsina del mondo. Ora siamo canuti
groppi di steli che hanno perduto la bussola,
cascami di polka in una bettola mesta,
reliquie di una cenciosa ritirata di Russia.
Di quella gotica fiaba non resta
che un burelòm, un viluppo di tronchi caduti.


Poesia n. 333 gennaio 2018
30 anni
La nostra storia in versi

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